IL LAVORO POST COVID: COMPETENZE DA RICERCARE

La ricetta delle aziende per i prossimi mesi è il “cambiamento”. Le imprese che non hanno manager adeguati a traghettare le aziende fuori da questa emergenza economica si troveranno a un bivio

Carmela Casella

CEO&Founder EIskill

Da inizio marzo il mercato del lavoro si è prima bloccato, quasi sotto shock, poi stravolto, ora attraversiamo un limbo che promette ondate di licenziamenti. Al contempo si sono modificate moltissimo anche le modalità di recruiting e, forse, non è da tutti sostenere con disinvoltura un colloquio in videochiamata o peggio ancora semplicemente telefonico.

Il 2019 si è chiuso positivamente, secondo le statistiche ufficiali Istat, con un numero di occupati in Italia al massimo storico e quindi anche l’anno 2020 è iniziato con un’ondata positiva, ma le misure di contenimento contro il virus hanno creato uno shock che ha coinvolto sia l’offerta, dovuta alla sospensione delle attività di molte imprese, sia la domanda, per la contrazione di consumi e di redditi. Il giudizio delle aziende sul futuro e sulle attese di occupazione per i prossimi mesi purtroppo non è positivo per la maggior parte dei settori, specialmente quello manifatturiero e dei servizi. L’emorragia occupazionale in questi mesi in Italia è stata contenuta dai vigenti ammortizzatori sociali, ma ci aspettiamo un flusso importante di licenziamenti appena le limitazioni verranno tolte.

La ricetta delle aziende per i prossimi mesi è il “cambiamento”. Le imprese che non hanno manager adeguati a traghettare le aziende fuori da questa emergenza economica si troveranno a un bivio: continuare a riporre fiducia nella vecchia gestione o azzardare al nuovo e ricercare nuovi manager più adatti ad affrontare temi di change, di internazionalizzazione e digitalizzazione.

In questa direzione, vanno quelle aziende che sono alla ricerca di Hr manager evoluti e adeguati al momento. Chi ha dovuto affrontare questo periodo senza un Hr bravo ha sofferto e soffrirà non poco. Rimane il trend di crescita relativo alle professioni della nuova era digitale. Per quanto riguarda, invece, il middle management, le figure di data scientists, digital innovation specialists, data analytics specialists e tutto ciò che ha a che fare con la trasformazione digitale dei business e delle aziende è in continua crescita. Il retail si sta trasformando sempre di più in e-commerce e quindi le figure con tali competenze, oltre a quelle che operano in ambito di supply chain, sono particolarmente richieste, perché le aziende si stanno attrezzando rivedendo la politica dei fornitori e la logistica distributiva.

 

In questo nuovo scenario saranno richieste nuove skills dal mercato. Diciamo, però, che i manager non hanno un manuale di istruzioni per gestire questo momento, ma sono chiamati a decidere velocemente in base all’intuizione, più che su analisi e dati oggettivi. Il mercato in questo momento ha bisogno di persone in grado di ricercare e perseguire soluzioni di business volte a portare risultati concreti e duraturi. Spesso ai manager viene chiesto di intraprendere percorsi inusuali fornendo il loro contributo per trovare o creare nuove opportunità. È importante saper leggere i segnali del mercato e interpretarli per guidare l’azienda verso scelte più sicure e produttive e spesso i manager devono uscire dalla propria area di confort.

La digital transformation, poi, non è più solo uno slogan o un pensiero, ma è il presente e richiede skills adeguate. Ai manager sono richieste anche doti di flessibilità ed elasticità mentale, resilienza, responsabilità, coraggio e proattività. Infine, il tema caldo del momento è la gestione del cashflow e quindi la sensibilità al numero è fondamentale per supportare imprenditori e board.

Come sono cambiate le modalità di fare recruiting?
«L’emergenza Covid ha dato una “scossa” anche al modo di fare selezione recruiting. La maggior parte dei paesi esteri avevano già implementato processi di recruiting completamente virtuali. In Italia, invece, le aziende che mal digerivano la non fisicità dei processi, sono state costrette a operare con questa modalità e sono rimaste piacevolmente sorprese dalla efficacia del metodo. In questi mesi sono stati gestiti con successo processi di selezione totalmente virtuali. I candidati erano e sono più liberi e disponibili a rispondere alle chiamate e mettersi in gioco per nuove opportunità. Certo è che, quando si arriva al momento della scelta, molti sono impauriti e alcuni non riescono a fare il salto. La novità, inoltre, è che la maggior parte dei candidati richiede nel pacchetto offerto dall’azienda giornate di smartworking anche per il futuro.

Non esiste alcuna controindicazione a rendere virtuale il processo di selezione. Certo, è necessario che sia il selezionatore che il candidato dedichino all’intervista il giusto tempo, che si presentino in modo professionale con una buona connessione. In questi mesi le persone hanno avuto modo di allenarsi a muoversi con professionalità nel mondo delle video conferenze e hanno imparato a cogliere meglio le sfumature. È sempre bello poter stringere la mano di una persona, ma si può creare un rapporto di fiducia e duraturo anche in modalità digitale.

Per quanto riguarda la ricerca di figure professionali, sono richieste quelle che hanno un forte impatto sul business e che sono chiamate ad apportare competenze e cambiamenti nelle organizzazioni. Le aziende stanno, dunque,proseguendo la loro ricerca come da programma e, anzi, in alcuni casi con più urgenza. Si sono invece fermate tutte le selezioni non prettamente necessarie.

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